La scala sociale
La società:
Prima della metà degli anni '40 si viveva essenzialmente dei prodotti della terra. Si lavorava a Comunanza (A Cumnanz). cioè con un contratto che valeva un anno e solamente ogni quindici giorni, il sabato sera, i lavoratori potevano ritornare in famiglia per passare una domenica di riposo.
![]() |
La dura vita nelle masserie, fu rappresentata da un celebre meridionalista Pugliese dell'epoca Tommaso Fiore in una favola intitolata "Un cafone all'inferno".
"Un cafone morì e, per quello che aveva subito in vita, si recò a bussare al portone del Paradiso sicuro che lì fosse il suo posto dopo la morte, ma nessuno l'aprì. Si rivolse poi al portinaio del Purgatorio e quest'ultimo, dopo aver consultato il registro degli aventi diritti, disse al cafone che lì non c'era posto per lui. Infine si diresse verso l'inferno le cui porte erano aperte a tutti, ed entrato in quell'ambiente pieno di fuoco si sedette su uno sgabello bollente e disse: "Benedetto il Dio che mi posso riposare". Il capo dei diavoli sentendo benedire il Dio nel suo regno si meravigliò ed interrogò il mal capitato il quale disse che da dove proveniva non c'era riposo e la vita era notevolmente più dura di quella del posto in cui si trovava in quel momento. Il capo dei diavoli allora ordinò a due subalterni demoni di recarsi nelle masserie della Puglia per verificare quanto riferito dal cafone. Dopo alcuni giorni i due demoni ritornarono malconci dalla Puglia riferendo che il cafone aveva detto il vero. Dopo tale constatazione il capo dei diavoli ordinò a tutti i suoi subalterni di trasferirsi in Puglia perché nelle masserie era il posto giusto per i demoni ed il cafone poteva rimanere all'inferno."
![]() |
| Un Cafone all'Inferno |
La gerarchia nelle Masserie:
A dirigere le Masserie, c'era una gerarchia di lavoratori con a capo il fattore (u Fattor) che dirigeva tutti i lavori. Era generalmente una persona di fiducia del padrone che assumeva il personale con il contratto di “comunanza”.
![]() |
Al di sotto del fattore c'era il massaro (u Massr) che distribuiva i lavoratori ai vari settori di competenza e li sorvegliava. Nella maggior parte dei casi i lavoratori a comunanza (i Fatiatur a Cumnanz) erano assunti per un anno. Nasce in questo periodo il caporalato. Una forma illegale di reclutamento e organizzazione della mano d’opera attraverso intermediari, i cosiddetti caporali che assumono per breve periodo operai senza rispettare le regole di assunzione e i diritti dei lavoratori.
La dieta in campagna:
La dieta era fatta generalmente di legumi che cuocevano in contenitori di terracotta, "le pignate" (I Pignt), con il calore dei camini che erano al centro dei lamioni.
Oltre ai legumi i pasti quotidiani erano costituiti dalle cialde fatte dalle fette di pane che i lavoratori portavano da casa e che si conservava per quindici giorni in buono stato, data la tecnica di lavorazione casalinga.
Il pane era in pagnotte di circa cinque chili, impastato a mano con Lievito Madre, cotto in forni a legna tipici.
Queste pagnotte venivano tagliate a fette grosse e messe in coppe di creta di circa mezzo chilo.
Il pane si bagnava con acqua calda salata allo scopo di rammollirlo e si condiva con olio di oliva e pomodorini.
Queste cialde si consumavano a colazione, a cena e delle volte anche a pranzo quando non c'erano legumi.
Generalmente si beveva un solo bicchiere di vino per aumentare le calorie in modo da poter affrontare con forza i lavori, che erano tutti a braccia e per dieci o quattordici ore al giorno in condizioni disagiate.
Così erano chiamati i medici, i notai, gli avvocati, ecc, provenivano quasi tutti dalle famiglie dei padroni che potevano permettersi di mantenere i propri figli agli studi.
Solo qualche professionista proveniva dalle altre classi o grazie all'aiuto della Chiesa che li preparava nei seminari o perché qualche artigiano o commerciante riusciva, anche con sacrifici, a fare "un figlio meglio di lui", così si diceva.
La maggioranza della popolazione era analfabeta o aveva frequentato le prime classi delle scuole elementari perché per vivere bisognava che i ragazzi, appena erano in condizioni di lavorare, "dovevano portare il pane a casa" cioè dovevano contribuire al sostentamento della famiglia e per questo si preferiva che i figli fossero maschi.
Le donne dovevano fare i lavori domestici, uscire il meno possibile di casa ed erano un peso per i genitori, erano delle "cambiali". Per questa situazione le donne non avevano gli stessi diritti degli uomini come per esempio il diritto al voto.
I centri scolastici dove si dava l'istruzione nel nostro comune erano limitati alla Scuola materna Regina Elena (asilo delle suore) ed alla scuola elementare A. Diaz.
Quei pochi che frequentavano le elementari, in quel periodo, per circa due o tre anni andavano a scuola in locali di fortuna. Naturalmente le condizioni di studio erano precarie da ogni punto di vista.
La Sanità
Esisteva un medico condotto che, pagato dal Comune, dava l'assistenza gratuitamente ai poveri "nulla tenenti", quasi i due terzi della popolazione.
Gli altri, coloro che potevano permetterselo, si rivolgevano ai medici a pagamento che erano uno o due.
C’era una alta mortalità infantile. Cinque o anche più erano i morti giornalieri tra lattanti e bimbi più grandi. I nostri vecchi contavano quante volte suonava "la campanella" per la morte dei bimbi nella giornata. Infatti tra le Campane del Campanile della Chiesa Madre ve ne era una -piu' piccola - che veniva suonata solo quando un bimbo moriva.
Solo poche case avevano la fogna e l'acqua, quelle lungo Via Roma, Via Dante e Via C. Colombo, le altre ne erano prive.
Per queste ultime gli abitanti si servivano di vasi di terra cotta, i Cantari (i prijs), il cui contenuto veniva svuotato in un carro botte tirato da un asino o mulo, "A carrizz", guidata da un operaio, che, al passaggio la mattina presto suonava una tromba.
![]() |
| Vico Balbo |
Le medicine erano preparate dai farmacisti con principi attivi allora esistenti (salicilati di sodio, bicarbonato di sodio, ferro, calcio e qualche altro elemento). Le medicine si preparavano in cartine da sciogliere in un cucchiaio d'acqua, o si mettevano nelle ostie bagnate, per essere deglutite più facilmente.
Agli ospedali si andava solo per i casi gravi e cronici o per interventi chirurgici che peraltro in quell'epoca, erano limitati alle appendicectomie, agli interventi per ernia, per ulcera gastrica-duodenale.
Trasporti
Per andare da un paese all'altro ci si serviva di carrozzini, "i sciaraball", che erano delle piccole carrozze trainate generalmente da un solo cavallo più veloce di quelli che trainavano i carri agricoli, "i traini".
![]() |
| U Sciarrabball |
![]() |
| U Traijn |
I primi servivano per trasportare le persone, i secondi per trasportare le merci. Erano scomparse le carrozze perché si cominciavano a vedere i "postali”, cioè delle macchine a motore che potevano trasportare da 10 a 15 persone sedute e servivano per lo più per i percorsi lunghi per quel tempo, da Laterza a Taranto.
![]() |
| Arrivo Corriera |
Generalmente usavano i postali le classi medie e basse, perché i ricchi e qualche professionista si potevano permettere il lusso di comprare la mitica "Topolino" o la "Balilla" che erano le prime macchine di serie che comparivano sul mercato.
I poveri, che non potevano permettersi il lusso di andare, come si diceva allora, a cavallo si spostavano a piedi, seguendo le scorciatoie, "i tratturi" che erano i sentieri che avevano percorso i nostri avi.
In quel tempo si comunicava con le lettere, tramite il servizio delle poste o per telegramma nelle urgenze. Il telefono nel nostro paese l'aveva solo un gestore pubblico e le telefonate si facevano con prenotazione dell'orario del contatto tramite un altro gestore del paese in cui risiedeva la persona chiamata.
![]() |
La radio allora cominciava a diffondersi e nei paesi l'aveva solo qualcuno che poteva permetterselo economicamente.
Questo qualcuno, quando c'erano le manifestazioni del regime o parlava alla nazione il Duce, la portava al comune e dalla finestra centrale trasmetteva alla popolazione.
Anche all'interno del paese stesso, se si doveva comunicare qualcosa alla cittadinanza, c'era un banditore che passava dalle vie annunziando la comunicazione.
![]() |
| Peppino Valente u Scijttabbann |
Essendo la maggioranza della popolazione analfabeta, le lettere venivano scritte da persone che facevano il mestiere di "scribacchini".
Per lo più non erano persone dotte, perché avevano conseguito solo la licenza elementare. Per tale motivo le lettere spesso erano in dialetto o piene di errori. Le lettere arrivavano a destinazione dopo molto tempo, date le difficoltà dei mezzi di trasmissione.
Anche le comunicazioni amorose erano precarie perché le ragazze uscivano di casa sempre accompagnate dalla madre. Un mezzo lecito per quell'epoca era la "serenata" che consisteva in canti popolari che i giovani innamorati facevano, nel silenzio della notte, vicino alla casa dell'innamorata, accompagnata dal suono della chitarra e del mandolino. La ragazza a cui era dedicato il canto, se gradiva la serenata, dava un segnale di comunicazione dall'interno della casa.
Da: Evoluzione Sociale, Economica e Culturale di un Paese delle Murge:
LATERZA dal 1940 al 2000
di Emanuele CAPUTI Edizioni Laerte










